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La sorpresa dell’uovo di Pasquetta
Componenti la squadra d’esplorazione sono stati i soci del Circolo Mirko Baldoni, Valerio Cenni, Marco Di Bernardo, Stefano Gambari, Maurizio Monteleone, Anna Pedicone Cioffi e Federico Sirtori ai quali si sono aggiunti Andrea Benassi (A.R.S.D.E.A.), Andrea Felici (S.C.R.), Patrizia Marino (G.G. Castelli Romani) e Paolo Turrini (A.R.S.D.E.A.). L’appoggio esterno, a spalla o in fuoristrada, è stato assicurato dal Presidente del Circolo Valerio Sbordoni e dai soci Roberta De Cristofaro, Filippo Iacoacci, Ornella Sattalini nonché da Roberto Sarra e Giorgia Lentini (G.S. Ciociaro C.A.I. Frosinone) , con la partecipazione dei giovanissimi Marta Iacoacci e Noè Sbordoni.
La settimana seguente A. Pedicone Cioffi scava nel riempimento in fondo al cono detritico di quell’unico pozzo aprendo il passaggio verso una modesta sala e da questa discende, insieme a L. Argenti, M. Baldoni,Augusto Bucciano, M. Viola e P. Chiovenda, alla base di un meandro di incoraggianti dimensioni. Nello stesso anno diversi soci del Circolo, oltre quelli già citati (Maurizio Buttinelli, Ennio D’Alessandro, Riccardo Ferrante, M. Monteleone, P. Turrini, Kitty Vinciguerra), si avvicendano nel cercare di proseguire l’esplorazione oltre quel primo tratto di meandro che si arresta davanti ad ampie colate calcitiche. Di quei soci, uno in particolare è ispirato dalla promettente, seppure ancora modesta cavità.
Sebbene il C. S. R. prediliga il settore Ernico del Gresele- Vermicano, dove nel ’97 troverà il terzo ingresso al sistema, la Tana degli Eretici , M. Baldoni continua pigramente a proporre di tornare a Pasquetta, rivelandosi essere l’unico ad avere una “fissa" esplorativa per una grotta che non sia a Guarcino. Emancipandosi dalla generazione precedente, pur coinvolgendola, M. Baldoni riesce a convincere alcuni soci coetanei come F. Sirtori, V. Cenni, Maurizio Nicoletta, Elisabetta Aloisi Masella, Andrea Bastianon, P. Marino e, negli ultimi anni, incrementa il numero di uscite nella grotta, con la speranza di superare il fondo.
Finalmente il 20 aprile di quest’anno, grazie al contributo esterno di Paolo Agnoletti al generatore, viene allargato e superato un diaframma tra le concrezioni, permettendo a M. Baldoni, M. Di Bernardo, M. Monteleone e F. Sirtori, di accedere ad un nuovo tratto di grotta di grandi dimensioni e di scendere un salto per affacciarsi su di un altro. Nella stessa occasione entrano in grotta anche Maria Grazia Lobba (G.G. Castelli Romani) e Valerio Olivetti (G.S. C.A.I. Roma) che però escono poco prima della scoperta.
La punta successiva del 17 maggio, vede ben dodici speleologi in esplorazione, si tratta di M. Baldoni, V. Cenni, M. Di Bernardo, S. Gambari, M. Monteleone, A. Pedicone Cioffi, F. Sirtori del Circolo e di Federica Dellerma e Paolo Dalmiglio (G.G. Castelli Romani), A. Felici, P. Marino e P. Turrini, i quali scendono diversi salti tra cui due imponenti pozzi da trenta arrestandosi a metà dell’armo di un successivo pozzo di maggiore dimensione e profondità.
Durante l’ultima punta del 14 giugno, tra i numerosi salti discesi spiccano un pozzo di quaranta metri che il Circolo ha
La popolare punta è stata resa possibile anche dal contributo di Angelo Procaccianti (Shaka Zulu Subiaco) che nella settimana precedente l’esplorazione, si è adoperato per rendere possibile il passaggio delle varie strettoie presenti nel primo tratto di grotta, a se stesso e quindi a tanti altri.
La grotta inizia con un cunicolo che da’ su un salto di meno di dieci metri poi continua a scendere con modeste dimensioni fino ad una saletta concrezionata sotto la quale si sviluppa un vero meandro largo circa un metro a tratti pianeggiante, a volte inclinato. Questo, degrada fino a -50 là dove le ampie colate calcitiche che lo adornano sui lati, chiudono quasi completamente il passaggio verso ulteriori profondità. Pochi metri prima sulla destra, confluisce un altro meandro di minor dimensione che si sviluppa a monte per un buon tratto fin sotto salti da risalire e da dove proviene il primo importante contributo d’acqua.
Dal vecchio fondo del ’94 si risale per un piccolo affluente proveniente da sinistra sino all’Oblò, un varco tra le concrezioni, oltre il quale la grotta ricomincia a scendere con un tratto di meandro. Da qui in poi inizia una sequenza di pozzi di grandi dimensioni alternati a brevi tratti di meandro, con diversi riempimenti di fango depositati nelle ampie sale inclinate che seguono un pozzo e ne precedono un altro.
Tutto questo tratto è asciutto, ma disceso il pozzo Astorri, a -160, comincia a scorrere l’acqua che proviene da un affluente e s’infila in un meandro. Dopo un paio di salti, un terzo rilancia, ulteriormente, il calibro della grotta precedendo una verticale da ottanta metri. Questo imponente pozzo, interrotto a metà da una stupenda cengia, conduce ad un nuovo tratto di meandro che con altri piccoli salti sfocia su una coppia di pozzi da venti in rapida successione. Segue un ulteriore tratto di meandro caratterizzato da gradoni dell’ordine del metro di altezza, fino a che ci si può affacciare su di un nuovo pozzo inesplorato.
Qualche considerazione
Le riflessioni su dove conduca la grotta e a che profondità arrivi sono appena agli inizi e a poco vale impelagarsi in teorie e supposizioni, tanto più che il rilievo è stato eseguito soltanto fino alla profondità di 120 metri.
Basti sapere che la grotta, nel tratto rilevato, si sviluppa in direzione Sudest e che potrebbe incrociare una importante faglia, come risulta dalle carte geologiche.
Forse vale di più accennare ad un altro fenomeno che non quello carsico: capita anche se raramente, che gli speleologi scoprano cavità di tali fattezze, ma è molto più raro che le esplorino in dodici, o undici come è accaduto in queste due ultime punte, nonostante l’escalation in profondità. Si può dire che forse sia inutile, ma certamente è innegabile che sia divertente.
Probabilmente il maggior risultato ottenuto fin’ora è proprio questo, divertirsi in tanti.
M. Monteleone
Il piano carsico ove si apre Pasquetta
Paolo e Federica ci raggiungono poco dopo
Si cerca il passaggio
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